A cura della Dott.ssa Andreea Lorena Constantin e il Dott. Marco Ilari.
Negli ultimi anni, il settore degli eSports ha registrato una crescita esponenziale, attirando l’attenzione degli operatori di scommesse e delle autorità regolatorie.
Secondo l’ESIC (Esport Integrity Coalition), il giro d’affari del settore si attesta a oltre due miliardi di dollari annui ed è destinato a crescere ulteriormente, considerato l’elevato numero di tornei eSports, sia online che offline. Questo settore rappresenta una delle novità più rilevanti nel panorama del betting, accanto alle scommesse virtuali. Infatti, anche sugli eSports è possibile scommettere attraverso meccanismi simili alle tradizionali scommesse sportive online, che prevedono registrazione, creazione di un account e apertura di un conto di gioco.
Tuttavia, persistono questioni critiche in termini di integrità delle competizioni, tutela dei minori e prevenzione di fenomeni illeciti, come il match fixing (manipolazione delle partite a scopo di lucro). Altri elementi di rischio riguardano l’uso delle criptovalute e la crescita esponenziale di siti di scommesse illegali in molte giurisdizioni, nonché il potenziale coinvolgimento in attività di riciclaggio di denaro.
Attualmente, gli eSports non godono di un riconoscimento ufficiale come disciplina sportiva da parte del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), di conseguenza, le competizioni videoludiche professionistiche non rientrano sotto l’egida delle federazioni sportive tradizionali, creando un vuoto normativo che complica la regolamentazione delle scommesse su tali eventi.
Nonostante l’assenza di un riconoscimento formale, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha avviato un processo di regolamentazione delle scommesse sugli eventi eSports. Dal 2020, è dunque possibile scommettere legalmente su competizioni eSports attraverso piattaforme autorizzate in Italia. Gli operatori che intendono offrire scommesse sugli eSports devono rispettare le norme generali in materia di gioco d’azzardo e garantire il rispetto della disciplina del gioco pubblico, affidata in via esclusiva all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ente erogatore delle Concessioni di raccolta Gioco e vigilante sulla regolarità del mercato delle puntate. Sul piano prettamente normativo, la relativa disciplina applicabile è rinvenibile negli artt. 1933 e seguenti del Codice civile e nelle norme del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.) che disciplinano le scommesse sportive. Tale impostazione normativa applicabile nell’ambito eSports, incontra ostacoli concreti laddove i tornei presentino atleti al di sotto dei diciotto anni o quando le giocate si svolgano in criptovalute e “skin”, spesso al di fuori dei circuiti monitorabili da ADM.
Come anticipato, un ulteriore rilevante profilo di rischio riguarda il match fixing, fenomeno ben noto nello sport convenzionale che consiste nell’alterare lo svolgimento o il risultato di una gara per assicurare vincite agli scommettitori. Negli eSports, la giovane età di molti giocatori e la componente tecnologica possono rendere la manipolazione ancora più insidiosa: software “cheat”, preregistrazioni fraudolente e piattaforme operative su scala transnazionale facilitano eventuali condotte elusive. L’ordinamento italiano sanziona la frode in competizioni sportive (art. 1 della legge n. 401/1989), ma l’applicazione è subordinata alla qualificazione della singola competizione come “sportiva”. La rilevanza del reato, in ogni caso, è stata più volte invocata anche per eventi eSportivi organizzati o affiliati a enti di promozione riconosciuti, aprendo alla possibilità di includere le combine virtuali nella cornice della frode sportiva.
Sul piano pratico, l’ADM si è mostrata particolarmente attiva nel tutelare i soggetti più vulnerabili, disponendo, dal 1 giugno 2019, la sospensione delle puntate su competizioni in cui gareggino atleti minorenni, come avviene sovente proprio negli eSports. Resta comunque elevata la difficoltà di controllo nel mondo online, in cui i siti esteri o le piattaforme non convenzionate sfuggono in parte all’ordinamento italiano.
A fronte di questi vuoti e incertezze, sono state presentate in Parlamento alcune proposte di legge che mirano a regolare il fenomeno eSportivo in maniera organica, con lo scopo di legittimarlo e dotarlo di un quadro di disposizioni simili a quelle dello sport tradizionale. In particolare, le proposte n. 3626 e n. 3679, depositate alla Camera dei deputati, puntano a riconoscere gli eSports come discipline con una propria governance, a introdurre un vero e proprio “Codice deontologico degli e-sports” e a istituire una “Federazione italiana degli sport virtuali”. Nelle intenzioni dei proponenti, questo porterebbe alla definizione di requisiti e procedure per l’omologazione dei tornei, l’erogazione di premi in denaro, nonché al varo di misure efficaci per la prevenzione del doping, del match fixing e del gioco d’azzardo minorile.
In definitiva, il rapporto tra betting ed eSports si snoda lungo una linea di confine tra i principi comuni sui contratti di gioco e scommessa, la normativa statale che regola il gioco d’azzardo autorizzato e l’assenza, allo stato attuale, di un riconoscimento sportivo ufficiale. Da ciò deriva un quadro ibrido, in cui le scommesse sugli eSports sono consentite solo se incanalate negli schemi di concessione previsti per gli eventi sportivi e se non coinvolgono atleti minorenni, salvo specifiche sospensioni imposte da ADM. L’uso di criptovalute e “skin” nel circuito non ufficiale, inoltre, rischia di alimentare flussi di denaro non tracciati, ponendo problemi di trasparenza e legalità. L’eventuale approvazione delle proposte di legge menzionate, con la creazione di un ente federale dedicato e di una disciplina ad hoc, potrebbe fornire agli eSports italiani il medesimo status giuridico delle discipline sportive, uniformare le regole di ingaggio e tutelare con maggior rigore sia i partecipanti che i consumatori.

